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La nuova storiografie e l´insegnamento della storia



 

Carlos Barros
Università di Santiago de Compostela - Coordinatore di Historia a Debate
(Dibattere la Storia)



 
Melba, ti ringrazio per le tue parole. Saluti da Santiago de Compostela, Galizia, Spagna, ai docenti e alunni del programma “Modelli d’insegnamento per il XXI Secolo” dell’Università Virtuale dell’Istituto Tecnologico di Monterrey. E saluto gli alunni e docenti sparsi in Messico e America Latina dove ci siamo anche noi.  Sapete che la rete Historia a Debate si trova su entrambe le sponde dell’Atlantico. Oggi sono io a dover parlare per l’America Latina trovandomi in Europa e altre volte arrivano al Seminario HaD di Santiago di Compostela storici latinoamericani che parlano per la Spagna, per l’Europa ed il mondo.
 
Nuova storiografia e nuova storia Volevo iniziare il mio intervento commentando il titolo che ho scelto in occasione di questa breve relazione. “La nuova storiografia e l’insegnamento della storia”. Sicuramente siete sorpresi perché non ho utilizzato la formula “nuova storia”. Succede che all’HaD preferiamo parlare di “nuova storiografia” quando ci riferiamo alle proposte della nostra rete accademica rivolte verso la scrittura della storia del XXI secolo. Perché?
 
In prima istanza perché vogliamo promuovere ­ e mettiamo in pratica ­ rapporti internazionali tra gli storici, molto diversi da quelli che si potevano fare durante i secoli scorsi (XIX e XX). Rapporti più globalizzati, in tempo reale e soprattutto e qui tra America ed Europa, tra il Nord ed il Sud e tra storici e professori di storia dell’università, della scuola media e della scuola elementare. Su quest’ultimo punto bisogna riconoscere che siamo piuttosto indietro giacché esiste una certa difficcoltà di comunicazione tra la ricerca e l’educazione storica e ci piacerebbe che questo “link” attraverso una video-conferenza, servisse ad incoraggiare una maggiore interrelazione tra ricercatori e docenti di storia, dentro e fuori della rete HaD.
 
In secondo luogo, parliamo di “nuova storiografia” al posto di “nuova  storia” perché riteniamo di essere gli eredi critici delle nuove storie degli anni ’60 e ’70 esemplificate nelle grandi scuole dello XX Secolo: Annales e materialismo storico. Nel nostro II Congresso del 1999 dicevamo, sul foglio della convocazione, che quando cambia la storia cambia anche la scrittura di essa e adesso aggiungerei che cambierà anche l’insegnamento della storia.  Indubbiamente la fine del XX Secolo e l’inizio del XXI Secolo suppongono enormi cambiamenti storici (e storiografici). Tra la caduta del Muro di Berlino e la caduta delle Twin Towers di New York abbiamo una svolta storica con risultati, fino ad oggi, incalcolabili. Il nostro problema più grande è sapere, soprattutto dopo l’ 11 settembre se andiamo avanti oppure indietro. La storia che si scrive e che s’insegna deve contribuire a risolvere in modo corretto l’enigma storico concepito dagli inconclusi cambiamenti del periodo 1989-2001.  Come ricercatori e educatori dobbiamo collaborare, nel campo della storia, in modo tale che da questa transizione storica se ne ricavi un futuro migliore per i nostri Paesi e rispettivi continenti, per tutta l’umanità.

Quale storia ricercare ed insegnare nel XXI secolo?
 
Ma, inoltriamoci verso l’obiettivo concreto di questa video-conferenza: l’insegnamento della storia. Quali proposte ed esperienze della rete accademica HaD possono diventare utili all’insegnamento della storia nel XXI Secolo? Sia in America che in Europa, perché oggi più che mai il mondo è uno: il mondo accademico, il mondo della storia, il mondo della storiografia. Vi parlerò rapidamente di cinque proposte, cinque idee che Historia a Debate ed il suo nuovo paradigma storiografico[1] possono apportare all’insegnamento della storia in questo nuovo secolo.
 
Storia nella rete

La prima proposta di Historia a Debate risulta ovvia: il lavoro in rete. Il lavoro in rete suppone un cambiamento radicale nelle regole di scambio
accademico tra diversi colleghi, dipartimenti, facoltà, università e storiografie nazionali.  HaD già costituisce una comunità accademica digitale fatta da più di 2.000 storici che rappresentano oltre 50 Paesi (i gruppi più numerosi appartengono alla Spagna, l’Argentina, il Messico e gli USA)  di tutti i continenti abbonati alle nostre liste di posta elettronica e altri 30.000 che visitano mensilmente la nostra pagina web.  Come ha già detto la professoressa Ribera, dibattiamo, troviamo punti di convergenza e torniamo a discutere sulle alternative circa la scrittura e l’insegnamento - molto meno, è giusto riconoscerlo ­ della storia per il nuovos ecolo,  partendo dalle nostre esperienze come storici e professori di storia.
 
Vogliamo approfittare dell’occasione che ci ha offerto l’Istituto Tecnologico di Monterrey per lanciare verso il Messico ed il mondo, attraverso l’HaD, la proposta di creare, voi stessi, una nuova comunità digitale sull’insegnamento della storia che la stessa HaD sosterrebbe. Diventa imprescindibile compensare e riorganizzare orizzontalmente l’insegnamento verticale della storia, impostato sul rapporto maestro-alunno, generando nuove comunità accademiche in tempo reale dove professori e alunni di qualsiasi specializzazione, Paese o continente, in uguaglianza di condizioni potranno discutere ed elaborare i propri modelli d’insegnamento per il mondo venturo.
 
Storia aperta
 
La seconda esperienza che vi offriamo si potrebbe riassumere in una parola: tolleranza. Uno dei maggiori successi dell’HaD è il fatto di aver potuto superare gli atteggiamenti settari, la vecchia tendenza delle scuole storiografiche a rinchiudersi, all’immobilismo, ad assolutizzare le proprie posizioni. Mettiamo tutto in discussione, le nostre proposte sono aperte, l’alternativa storiografica che proponiamo si trova permanentemente in fase di costruzione. E questo compito non è facile se pensiamo al fatto d’essere ricercatori e professori di diversi ordini scolastici, Paesi e continenti senza calcolare le differenze tra professori e alunni. Abbiamo il diritto e l’obbligo di insegnare e di apprendere una storia diversa e plurale della nostra località, della nostra regione o nazione, del nostro continente oppure una storia universale - adesso si parla di mondiale o globale - e in ogni caso diversa e plurale.
 
Rifiutiamo qualsiasi verità sulla storia presentata come “unica” senza per questo tralasciare le  rivendicazioni sui nostri pensieri, le nostre ricerche e l’insegnamento di certezze storiche. Prendiamo come esempio la Rivoluzione Francese, fatto storico di dimensioni internazionali. Certamente ci sono stati diversi punti di vista tra gli stessi agenti storici che l’ hanno provocato, tra la Rivoluzione e la Controrivoluzione, tra 1789 e 1793-94. E anche dopo: la storia della Rivoluzione Francese è stata scritta diversamente in ciascun momento storico, le scritture della storia sono figlie dei loro tempi e quando questi diventarono postmoderni si è arrivati anche a dire che la Rivoluzione Francese non era mai esistita.  La Rivoluzione Francese è esistita ma, la sua storia è diversa e plurale, nel suo momento storico, in ogni momento storiografico ed è questo che dobbiamo insegnare ai nostri alunni.
 
Storia con soggetto

La terza proposizione che vorremmo presentare al dibattito in questa comunità creata dall’Università Virtuale di Monterrey è, di conseguenza, che la storia è una scienza con soggetto ma sempre scienza. Pratichiamo e propugniamo una storia scientifica con un doppio soggetto: gli agenti storici che la rendono tale e noi storici che ricerchiamo, analizziamo e controlliamo in ogni momento giacché ogni tempo nuovo richiede il proprio punto di vista storiografico. Storia con soggetto ergo storia scientifica. Al primo punto del nostro Manifesto scriviamo che non siamo d’accordo né con Ranke e l’oggettivismo ingenuo della storia “così com’è stata”, né con il soggettivismo estremo della postmodernità che recita che la verità della storia non esiste più in là del linguaggio, del discorso e del racconto.
 
Tuttavia, abbiamo in sospeso il compito di attualizzare il nostro concetto di scienza nell’applicazione alla disciplina storica. Da tanto tempo, ormai, la parola scienza non è più sinonimo di verità assoluta per fisici, chimici o biologi... Sappiamo, da un secolo ad oggi, che il soggetto conoscitore influisce sull’oggetto: principio di indeterminazione di Heisenberg. Nonostante ciò, il positivismo storiografico non solo è sopravvissuto nel nostro seno ma si è anche rinforzato negli ultimi tempi. Per questo motivo bisogna difendere ancora e “fare” come insegnanti, una storia scientifica condizionata dal soggetto e dai suoi costesti e tempi senza cadere, ovviamente, nel relativismo estremo.
 
Ma, ed il soggetto docente? Anche l’insegnante influisce sulla storia e sulle sue verità. Nell' HaD pensiamo che il docente non dovrebbe essere un elemento passivo nella trasmissione del sapere storico tra l’università e le scuole superiori e medie ma piuttosto un mediatore attivo - anzi interattivo - tra la storiografia odierna ed i soggetti storici del domani,giacché mentre nelle università si formano gli insegnanti e gli storici del futuro, nelle scuole si formano i cittadini che faranno la storia futura e che condizioneranno, senz’altro, la storiografia futura. Ma si pensi anche che ci sono i casi eccezionali, e per questo motivo più preziosi, dei professori di storia degli istituti e scuole che fanno ricerca sulla storia che insegnano.

Questa è la proposta della nuova storiografia, ingrandire la comunità accademica degli storici verso i professori della scuola superiore, stabilendo ponti e contatti orizzontali approfittando delle opportunità di Internet.
 
Da un altro punto di vista, che cosa ci hanno insegnato? Che cosa dice la storiografia tradizionale sulla funzione del docente? Quasi sempre c’insegna che il docente deve servire da tramite tra il potere ed i futuri agenti storici[2]. Tutto ciò ci pare restrittivo e soprattutto pericoloso per il futuro della nostra disciplina giacché presuppone l’oblio delle grandi maggioranze e per questo motivo rivendichiamo l’autonomia dello storico davanti alle grandi case editrici, davanti ai mass media e davanti al potere politico di ciascun momento. L’ Università, vista quale cinghia di trasmissione di questo o quel potere politico e/o mediatico oppure dei grandi poteri economici, perderebbe il suo motivo di esistere: produrre sapere in libertà, formare alunni e cittadini critici.
 
Una storia più globale

 

La quarta proposta che vogliamo presentare a questo consesso formato da storici e professori di storia “del nostro oggi, del nostro presente”, secondo anno del secondo millennio, è il bisogno di fare e di insegnare una storia più globale in duplice senso:  1) come storia mondiale/globale che la globalizzazione ha reso attuale, e che può rappresentare tutti i periodi storici da un punto di vista più internazionale, macronazionale, continentale e (2)  come storia integrale, sintetica, “totale” che il marxismo e le  “Annales” volevano e non seppero oppure non poterono fare. Il nuovo secolo della comunicazione ce lo chiede allo stesso tempo che lo rende possibile. La frammentazione della storia ha segnato il passo e così lo segneremo noi storici, se non riusciremo a de-frammentare la storia che si investiga e la storia che s’insegna.
 
Nel mondo globale in costruzione, noi storici non potremo frammentare la nostra disciplina ancora di più di quanto lo sia come chiedono i critici tradizionali o post-moderni del nuovo paradigma che noi proponiamo. Piuttosto dobbiamo invertire il processo di super-specializzazione stabilendo i contatti tra l’aspetto economico, quello sociale, politico e mentale, o tra la storia locale e quella nazionale, continentale e mondiale con l’obiettivo di raggiungere delle sintesi storiche che concorrano all’umanizzazione della storia globale del presente e del futuro, che ci aiutino a prendere una nuova coscienza di ciò che non possiamo spiegare: la storia nazionale senza il contesto mondiale. Possono spiegarsi le lotte per l’indipendenza delle repubbliche del Centro e del Sudamerica senza il rapporto dialettico con la metropoli spagnola? No. La comprensione critica del colonialismo tra Spagna e America Latina, tra America ed Europa diventa oggi indispensabile per poter capire i rapporti transatlantici presenti e proporre migliori futuri globali. Ugualmente non si deve analizzare e insegnare oggi (XXI Secolo) la Storia Antica Romana o Greca, o il feudalesimo europeo da un punto di vista preferibilmente “nazionale” come ce l’hanno insegnata gli storici dei secoli della cosiddetta Età Contemporanea, nel quadro della storia e della storiografia di uno “Stato-Nazione”. A questo ci riferivamo prima quando parlavamo del cambiamento della storia attraverso un cambiamento della scrittura della storia oppure quando sottolineavamo le responsabilità del docente nell’educazione dei soggetti storici del presente e del futuro globale.
 
Dobbiamo far convergere entrambe le dimensioni della nuova storia globale, mondiale e integrale con l’obiettivo di costruire una spiegazione storica più scientifica e più attuale. Come dobbiamo essere in grado di ricercare e di spiegare la storia locale e nazionale in un contesto mondiale,  così dobbiamo anche saper combinare nelle nostre ricerche e nei nostri insegnamenti concreti il soggetto individuale ed il soggetto collettivo, il ruolo storico, in un contesto sociale e politico, della gente comune e dei grandi uomini. Non si tratta di un obiettivo da desiderare ma “utopico”, come già si è detto, ma di qualcosa di possibile e urgente. Ad esempio, noi storici spagnoli soffriamo, da qualche anno a questa parte, della spiegazione della transizione spagnola fondata sul  ruolo che hanno giocato tre o quattro personaggi storici da parte di determinati mezzi di comunicazione, di istanze politiche oppure di storici tradizionali, che implicano una “falsificazione” riduzionista del passaggio della storia del nostro Paese dalla dittatura verso la democrazia. O siamo in grado di offrire e di divulgare un’interpretazione globale della transizione degli anni ’70 che includa i protagonisti collettivi, gli aspetti sociali, economici e mentali, il contesto internazionale, ecc. oppure falliremo come storici senza che neanche ci salvi il vecchio alibi intellettuale di una certa storiografia marxista e annaliste che proclamò ai quattro venti l’impossibilità di una storia totale.
 
La Storia del nostro tempo
 
Per ultimo, vogliamo mettere in discussione, sulla base dei dieci anni d’esperienza dell' HaD, il recupero del carattere critico della storiografia e dell’insegnamento della storia che lungo gli anni ’80 e per la prima metà degli anni ’90, si è andato perdendo man mano che avanzavano nei consigli accademici i punti di vista neorankeani  [Ranke] e post-moderni, due lati della stessa moneta “non impegnata” e devitalizzante della storia che ricerca e che insegna.
 
Quando alla HaD parliamo di una nuova storiografia pensiamo, in conseguenza, ad una storiografia re-impegnata. Nel nuovo secolo che è appena iniziato l’Università non può rimanere al margine dei problemi del mondo: umanamente atroci sono quelli del Terzo Mondo, preoccupanti nel caso delle nuove guerre, terribili per il crescente fondamentalismo e il terrorrismo globali. La storia accademica non può rimanere lontana da questo nuovo mondo che si muove, cerca, domanda, soffre... E ancora meno la storia scritta e la storia che s’insegna. Diciamo sì, in conseguenza, ad una storia nuovamente impegnata anche se pensiamo ad un impegno diverso da quello degli anni ’60 e ’70, un impegno storiografico più (auto) critico e più professionale..
 
In questo modo, noi storici potremo conferire alle scienze sociali, al mondo della politica, al mondo dei movimenti sociali, la verità storica che conosciamo anche quando sia contraddittoria con la nostra ideologia o con il nostro impegno politico individuale (che non possono svilupparsi partendo da bugie storiche). Al di là di tutto ci deve essere la verità relativa ma vera che noi storici conosciamo in tutto ciò che è in questo periodo rilevante.
 
Parliamo di un nuovo tipo d’impegno storiografico: a) che possa rivendicare il ruolo della storia nelle scienze umane e sociali, nel sistema scolastico e nell’insieme della società; b) che non si riduca all’ambito locale o nazionale giacché oggi diventa imprescindibile spiegare e assumere la storia ed i problemi del mondo da ottiche che oltrepassino la visione del mondo da un luogo piccolo e regionale; c) che sia diverso da quello che praticavamo negli anni ’60 e ’70 con frequente determinismo semplice, meccanico ed economicistico ed ai fini prestabiliti per la storia. Noi, gli storici di mestiere e professori di storia, che sappiamo del divenire della società, della cultura, della politica, abbiamo veramente tanto da offrire al fine di informare il soggetto o i soggetti liberi della storia, affinché un altro mondo sia possibile, affinché un’altra università sia possibile, affinché un’altra storia sia possibile.
 
In sostanza, comprendere il presente attraverso l’analisi del passato e comprendere il passato attraverso l’analisi del presente, come dicevano Bloch e Febvre e le prime Annales. Anche a distanza di sei decenni della suddetta affermazione (Apologie pour l’histoire ou Métier d’historien), dobbiamo includere il presente ed il futuro come materia di lavoro dello storico: partendo dalla storia scritta è urgente analizzare il presente in sé stesso ed intravedere i futuri alternativi affinché tutti quelli che sono soggetti liberi della storia vissuta  possano scegliere il meglio per le future generazioni che formiamo nelle scuole ed università. Assumiamo tutti, ricercatori e docenti, di Europa ed America, che dobbiamo fare, pensare e insegnare la nuova storia del XXI Secolo.
 
Ecco tutto e vi ringrazio.
 
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[1] Troverete più informazione su  www.cbarros.com; raccomando, inoltre, consultare le 18 proposte del Manifesto Storiografico dell’HaD, i dibattiti in corso, l’informazione sui convegni e l’indagine internazionale sulla situazione della nostra disciplina in  www.h-debate.com.
 
[2] La storiografia positivista, che ebbe la sua influenza sugli storici degli anni ’60 e ’70, recita che la storia deve essere neutrale ma, partendo da Ranke ha privilegiato il  rapporto con chi dirige le società, la politica e la cultura.