Debates


Historia y fuentes


Alcune riflessioni sulla "Historia, Didactica y Fuentes"
 
Gentilissimi Colleghi,
 
desideravo sottoporre alla vostra cortese attenzione alcune considerazioni sul rapporto tra Storia, Ricerca e Didattica della Storia, con un particolare sguardo alle Fonti.
 
Per far sì che gli alunni siano i veri artefici del loro apprendimento è necessario coinvolgerli nell'esplorazione di questo mondo rievocato nel quale essi stessi si trovano immersi e protagonisti.
 
Pertanto la prima fondamentale abilità che gli alunni dovrebbero sviluppare è l'autonomia nel reperire le informazioni: quella capacità di sfogliare un libro, cercando le notizie utili per risolvere determinate questioni. Abituare quindi i ragazzi a confrontare le idee, a sapere che esse vanno sviluppate e vanno supportate dalle fonti. 
 
In un mondo in cui 7 miliardi di persone hanno tutte diritto al loro punto di vista, probabilmente questo è il pre-requisito fondamentale per progettare un percorso di didattica della storia.
 
In qualsiasi campo fare ricerca equivale ad assumere un atteggiamento attivo nei confronti della conoscenza, cioè osservare, leggere e interpretare le fonti - le più antiche testimonianze relative ai fatti che si vogliono accertare -, ma anche quegli indizi e quelle tracce che lasciano solo supporre le realtà da cui sono scaturite.
 
Spesso la ricerca che si conduce a scuola si limita a esercizi compilativi, ovvero ad una sorta di assemblaggio passivo e noioso di brani tratti da testi di carattere generale, non stimolando invece nei ragazzi capacità inventive, deduttive e associative e rinunciando così a stimolarli col fascino che prende chi si sente rivolto verso la scoperta di un enigma, di un mistero. Al contrario essi si sentirebbero spinti alla conquista delle loro conoscenze se si proponesse loro di diventare degli storici capaci di scegliere le fonti, di criticarle e interpretarle e di trovarne i possibili collegamenti al loro presente.
 
La capacità degli allievi di porre le giuste domande alle fonti è il punto di partenza indispensabile per capire la storia, la realtà circostante e soprattutto se stessi. Sviluppare una facoltà critica negli allievi è la "meta concettuale" che si dovrebbe raggiungere attraverso il fare la storia.
 
L'indagine storica si basa sulle fonti e qualsiasi ricostruzione storiografica, per essere affidabile, deve basarsi sulle fonti che la avvalorano, da utilizzarsi con un adeguato lavoro di reperimento, selezione e interpretazione.
 
Non possiamo conoscere il passato soltanto attraverso le testimonianze di vario genere che ce ne sono rimaste, ma dobbiamo ricordare che la distribuzione quantitativa e qualitativa è molto ineguale.

Importante diventa far comprendere agli allievi come il lavoro dello storico comporti un continuo intervento interpretativo: scelta delle fonti, critica sul loro valore, identificazione delle forze materiali e spirituali che provocano e muovono certi accadimenti, e così via.

Se sfogliamo qualsiasi manuale di storia, possiamo rilevare la presenza di una quantità elevata di fonti iconografiche. L'insegnante dovrebbe sottolineare all'allievo la loro importanza nella comprensione del periodo storico, al fine di stimolare il ragazzo ad una sua classificazione, interrogazione, tesa a sviluppare quelle capacità d'inferenza che gli permetterebbero di comprendere che la storia che sta affrontando si nutre proprio di quelle immagini, di quelle fotografie. Immagini e fotografie che in prima battuta potrebbero apparirgli come insieme di colori di sfondo, colori che limitano lo spazio e quindi la quantità da studiare, ma che invece possono animarsi ed essere guardati e poi osservati per creare un sorta di intraprendenza in chi le interroga, per cogliere la realtà che gli viene prospettata, per vederla nel suo effettivo spessore e per carpirne i linguaggi e i significati.
 
Vi ringrazio per la vostra cortesia e auguro a tutti voi un buon lavoro.
 
Beatrice Borghi
Storia medievale e didattica della storia
Dipartimento di Discipline Storiche dell'Università di Bologna